HomeMusicaWRONGONYOU IN CONCERTO AL MONK- E I CASTELLI ROMANI DIVENTANO COOL

WRONGONYOU IN CONCERTO AL MONK- E I CASTELLI ROMANI DIVENTANO COOL

WRONGONYOU IN CONCERTO AL MONK- E I CASTELLI ROMANI DIVENTANO COOL

Classe 1990, originario di Grottaferrata, nei Castelli Romani, unico nel panorama musicale italiano contemporaneo. Si tratta di Marco Zitelli, in arte Wrongonyou, che lo scorso 19 novembre ha incantato il pubblico accorso al Monk club per ascoltarlo in concerto.

La storia di questo ragazzo è particolare ed è già ricca di quegli aneddoti che in genere si raccontano quando si parla degli inizi delle grandi rock star.

Pienamente figlio del suo tempo, la sua avventura solista nasce e diventa globale su un social, Soundcloud, quando un professore di Sound Design dell’Università di Oxford si innamora dei suoi pezzi e lo invita a registare in quelli che furono i primi studi dei Radiohead quando, nel ’91, si chiamavano Shinding e scrissero Manic Hedgehog. Marco incide la sua prima demo con il titolo “Heads” e si porta all’attenzione italiana e internazionale, parteciapando a vari festival tra cui Frammenti e Tutto Molto Bello, fino ad  arrivare a calcare palchi importanti, a fianco di grandissimi artisti come Lee Ranaldo dei Sonic Youth

I suoi suoni risentono del folk di Justin Vernon (Bon Iver, Volcano Choir), che ha più volte dichiarato di amare profondamente e del soul che influenza un modo di cantare davvero unico, oltre alle sperimentazioni elettroniche, anch’esse dall’eco profondamente interazionale. E la musica emozionante della sensibilità solista di John Frusciante.

In alcune interviste Zitelli ha espresso come la necessità di questo progetto solista nasca da un’esigenza ed esprima al contempo una condizione esistenziale, quella dell’errore. Che in Wrongonyou è contenuto letteralmente e in modo referenziale poiché, volutamente, l’espressione contiene un errore grammaticale. WOY è la relatività, è l’essere diversi come il suono del nome a seconda di chi lo pronuncia, è una ricerca verso la libertà estrema dell’esprimere se stessi.

E che questo progetto non abbia eguali nella scena musicale italiana attuale è fuori di dubbio. Non solo perché i testi sono scritti in inglese, il che, nonostante alcuni artisti  nostrani stiano andando in questa direzione, rimane ancora una rarità; non tanto perché i suoni hanno ispirazioni che richiamano quelli di musicisti del panorama soprattutto americano e anglosassone; ma in particolare perché il “prodotto artistico” Wrongonyou è realizzato con una cura anche formale che lo colloca al limite tra quello che viene comunemente definito indipendente o meglio, conferisce a questo concetto, ammesso che abbia ragione di esistere come categoria, connotazioni sconosciute al nostro Paese. A cominciare dalle sonorità, realizzate tecnicamente dagli amici di Impronte Records, e per la professionalità nella realizzazione dei video a opera di Kate Studio che esaltano la bellezza dei paesaggi nostrani con una qualità e uno stile nelle riprese, nel montaggio e nell’ ideazione che non hanno nulla da invidiare alle produzioni americane.

Si può infatti rintracciare nella musica di WOY l’influenza che le atmosfere del luogo in cui è cresciuto, i castelli romani, caratterizzati da una natura rigogliosa, da ritmi di vita umani e da rapporti tra le persone dal sapore autentico, hanno avuto sul suo modo di scrivere, collocandosi in un panorama musicale estremamente fiorente, quello della provincia romana, che ormai da qualche anno ha visto la nascita e lo sviluppo di progetti interessatissimi. Una musica evocativa proprio come quella del folk anglosassone, con cui condivide le ambientazioni rurali, la ricerca personale e esistenziale e una certa capacità di sperimentazione musicale che forse può nascere solo da un recupero e una reinterpretazione della tradizione, grazie alla possibilità di esperienze contemplative che solo tali condizioni ambientali possono offrire.

Il primo EP, prodotto da Carosello Records e contenente 6 tracce inedite, si chiama The Mountain Man ed è stato presentato proprio al Monk, il 19 di novembre. Il pubblico numeroso presente è stato trasportato in boschi magici e in riva a laghi “cool”,  grazie a un concerto che ha mostrato tutto ciò che è WOY. Oltre ai suoi pezzi, le cover di I’m on Fire di Bruce Springsteen in piena tradizione folk e di Cenere di Roberto Angelini, in cui la sperimentazione sonora, in particolare sulla voce, ha raggiunto i suoi massimi livelli. Bob era sul palco insieme a Marco e alla sua band e lo ha accompagato per tutta la durata del live, con la sua mitica chitarra e i suoi effetti coinvolgenti. E noi ne siamo rimasti incantati.

 

 

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