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Su le mani per Giancane

Su le mani per Giancane

Al Cinema Palazzo un altro sabato sera all’insegna della musica scanzonata di Giancarlo Barbati, conosciuto ai più come Giancane, chitarrista dei romanissimi Il Muro del Canto e impegnato in un progetto solista di trash d’autore. Chi è avvezzo agli eventi musicali capitolini non può non essersi imbattuto almeno una volta negli ultimi due anni in un concerto di Giancane in cui il pubblico, sempre numerosissimo, salta e balla sui ritmi folk dei brani di “Una vita al top”. La fortuna live è andata di pari passo con quella discografica: Goodfellas l’ha infatti pubblicato nel 2015 per farne poi uscire un’edizione deluxe ad ottobre dello scorso anno; gli 11 brani vantano collaborazioni con molti dei maggiori artisti indipendenti del panorama romano tra cui Giovanni Truppi, Alessandro Pieravanti, Emanuele Galoni, Margherita Musto, Bamboo.

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E molti sono sempre gli ospiti dei suoi live, a volte gli stessi che hanno partecipato al disco, come l’immancabile Pieravanti con molte graditissime sorprese come la presenza, sabato scorso sul palco del Cinema Palazzo del bravissimo Marco Zitelli, in arte Wrongonyou.

L’ironia intelligente di Giancarlo esplode nei suoi testi irriverenti di (auto)critica esistenzialista ma al contempo capaci di cogliere i mali della società a noi contemporanea, materializzati in Smart, Hogan blu e inquietante affezione al caso Marò.

I tipi umani vengono caratterizzati con estrema precisione, nel look specifico e nei comportamenti e prendono forma man mano che le parole scorrono sulle note, caricando il pubblico che inveisce loro contro all’unisono, insieme al cantante e alla sua band.

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Forse è proprio questo il segreto del successo del progetto solista di Giancarlo: la possibilità di dare voce a quanto più ci infastidisce, sconcerta e fa incazzare dell’umanità che ci circonda, dai vecchi prepotenti, ficcanaso e giudicanti che fanno della loro vetusta condizione un’arma di imposizione e complicazione delle vite dei loro più giovani concittadini, alle ragazzine fighette in Smart, regine arroganti della strada.

Il fenomeno Giancane è più di tutti un fenomeno sociologico, risponde al potere catartico della musica, di sfogare, liberare e dare voce a quanto ci teniamo dentro.

Al di là delle considerazioni più strettamente musicali e delle dovute distinzioni legate al genere e ai gusti oltre alla portata spazio-temporale della sua estensione, tale fenomeno è accumunabile ad altri fortunati esempi: come i Kutso, capaci di intrattenere il pubblico coinvolgendolo, anche fisicamente, nei propri spettacoli, o Calcutta in grado di far cantare a squarciagola i propri emotivissimi brani ad un audience appartenente ad almeno 3 diverse generazioni, così Giancane riesce a toccare tramite l’ironia e un certo cinismo delle corde profonde e a fornire ai suoi ascoltatori la possibilità di dare sfogo alle proprie sensazioni, di divertirsi e “purificarsi”.

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La grandezza di Giancane è in conclusione quella di ricordarci che la musica è prima di ogni altra cosa emozione di chi scrive e comunica e di chi ascolta; la musica serve a farci commuovere, incazzare, ricordare, divertire, sfogare e quando la sfera delle sensazioni di chi la musica la fa si incontra con quella di chi la musica la riceve si può dire che un progetto musicale sia davvero riuscito.

Silvia Rossi

Ph: Tamara Casula

 

 

 

 

 

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