HomeMusicaOfficine Pasolini. L’intervista a Tosca organizzatrice del progetto “canzone”

Officine Pasolini. L’intervista a Tosca organizzatrice del progetto “canzone”

Officine Pasolini. L’intervista a Tosca organizzatrice del progetto “canzone”

La filosofia agricola di TOSCA:l’organizzatrice della sezione “Canzone” ci racconta la rivoluzione poetica di OFFICINE PASOLINI.

 1-Da dove nasce l’idea di Officine Pasolini e qual è il suo scopo?

Nasce dall’esigenza di creare un posto di appartenenza perché io personalmente ero molto stanca di sentire questo scoramento..”ormai è tutto morto, tutto finito”…anche dai miei illustri colleghi; io, invece, sentivo necessità di fare un’azione che permettesse di ripartire. Non ci siamo inventati niente perché già negli anni ’70 Melis organizzò il cenacolo che era questo posto di ritrovo tra giovani artisti che poi sono diventati De Gregori, Dalla, Fossati, la Mannoia e tanti altri…Questo luogo però è molto più ampio perché la Pasolini è anche teatro e multimediale; c’è quindi l’idea di creare un polo, le sezioni sono separate ma possono interagire; c’è una specificità ma, volendo, il multimediale può riprendere, creare teaser, lavorare sul social che ormai è fondamentale, così come i ragazzi di teatro possono collaborare facendo i video dove servono attori. Quando loro mettono in scena le pièce teatrali i ragazzi di canzone o fanno le colonne sonore o addirittura suonano, c’è stato Chantecler, questo spettacolo di Armando Pugliese dove cinque ragazzi suonavano e cantavano, quindi c’è proprio una voglia di stare insieme e contrastare invece questa divisione data dalla gara. Qui  non c’è niente in gara è tutto in condivisione e armonia.

 

2-Ho letto in varie interviste da lei rilasciate che il suo motto è “ La rivoluzione è un lavoro poetico” e che ha fatto suo il concetto di “filosofia agricola”, condiviso tra l’altro anche da Niccolò Fabi che riveste un ruolo importante nella sezione “canzone” della scuola. Come entra tutto questo in Officine Pasolini?

Abbiamo voltato le spalle alla cultura, nel mio campo la discografia si è calata le braghe davanti alla televisione per paura di sparire perché non è stata pronta al cambio della rete, la rete è arrivata ha travolto tutto, rischiavano di andare tutti a casa e hanno detto: “troviamo un modo per campare” e hanno svenduto la musica alla televisione. Io credo che l’unica soluzione per riavere forza in una nazione e quindi riavere anche forza politica, una coscienza è quella di dargliela la coscienza, quindi nel mio campo – io sono una musicista, un’artista-è necessario fornire i ferri del mestiere per poterlo fare, tanto già fare significa che è un’altra voce che canta, un’altra voce che dice..la sua, non quello che io vorrei che lui dicesse ma quello che lui dice. Il primo anno c’erano dei ragazzi che sono entrati che io francamente non c’avrei scommesso 100 lire…invece si capisce quanto l’anima ha bisogno di essere nutrita e allora una giovane cantautrice che si chiama Mèsa…Federica era una molto silenziosa e timida che però ha capito esattamente come si fa…ed è andata, senza nessuno di noi che la produce, lei va da sola…Rosso Petrolio, idem, sicuramente il talento c’era ma grazie a questa cosa ha trovato la spinta e la forza di dire io vado, non era solo. E questo è importantissimo perché creare nuove menti e nuove teste apre- se tutti stanno bene, stiamo bene tutti.

3- Lei ha parlato anche di questo cambiamento che c’è stato con il web che se da una parte ha democratizzato la possibilità di farsi conoscere ed ascoltare, dall’altra ha visto la scomparsa di figure come quella del produttore che poteva nutrire con professionalità anche il progetto di un emergente.

Ha dato possibilità di esibirsi…è diverso…

Beh, questa è un’arma a doppio taglio. I produttori sono andati tutti lì a fare i produttori della vita facile perché oggi immagina cosa possa significare produrre un artista indipendente…non c’è un euro, in più tu artista fai fatica perché non sai dove andare a sbattere la testa, quindi ecco che ti rivolgi al canale mediatico o all’amico che ti aiuta e poi si creano delle piccole famiglie…insomma, purtroppo, io credo che sia proprio cambiato tutto, questo sta avvenendo…che la rete sta poi alla fine livellando tutto e quindi viene fuori che io non passo più per la radio ma mi scelgo quello che voglio vedere…certo, c’è purtroppo tanta superficialità legata a vent’anni di esibizioni e di gare; il nostro non è un mestiere fatto di gare, il nostro è un mestiere serio e invece per vent’anni calandoci le braghe l’abbiamo reso un mestiere da menestrelli…c’è una cosa che ho letto una volta che diceva che i ragazzi nei talent sono come tante lampadine per far brillare un’insegna, ma non è questo la musica, non è far parte di un’insegna e poter essere sostituiti, è brutto, è terribile…secondo me è immorale pensare che si fanno dei dischi preconfezionati e si mettono addosso senza sapere a chi…ma poi vincere perdere..ma che vuol dire?

4- Si stravolge un po’ anche il concetto di musica stessa come espressione di sé…

Concerto…concerto vuol dire suonare insieme…non c’è gara…ecco qui non c’è gara…se c’è la gara dopo un po’ vieni automaticamente escluso, escluso dalla collettività che non ti sente e questa è una conquista clamorosa…

E fondamentale perché tu sei a contatto con chi fa questo mestiere quindi rubi, io da Arbore ma anche da Lucio Dalla, da tanti con cui ho collaborato andavo come andare a scuola, rubavo e quindi anche come stare sul palco, sai una volta c’erano gli apprendisti e il nostro è un mestiere artigianale, quindi stare a fianco comunque significa apprendere, crescere e quindi poi lo metti in pratica anche senza accorgertene ti senti più ricco quindi è fondamentale ma anche per me…per me vedere Marat che scrive delle cose con delle soluzioni armoniche folli, rimango spiazzata e dico…”ha vent’anni, guarda cosa fa!” o anche Naelia che ha questa cosa afro particolarissima, o Federica, appunto, con il suo mondo…io non capivo ma vedevo che tutto intorno aveva un nuovo linguaggio e infatti è una scoperta credo sia per loro che per noi.

5- Come entrano i ragazzi ad Officine Pasolini e come sono quando escono?

Entrano intimoriti, impauriti, pensano di trovare la grande occasione, qualcuno che gli risolva la vita…e escono liberi!

Il laboratorio “Officine Pasolini”è una scuola di Alta Formazione nell’ambito della Canzone, del Teatro e del Multimediale, attivata dalla Regione Lazio e che ospita professionisti e artisti illustri in qualità di docenti e formatori. Per l’evento INDIEpendenza sono saliti sul palco del teatro del Civis quattro tra i nomi più preponderanti del panorama alternativo italiano, raccontando la loro storia, le loro origini e il loro percorso.

Si sono alternate parole e musica ed è stato interessante vedere come, in questa veste inedita, le personalità degli artisti offrissero delle sfaccettature insolite per chi è abituato a conoscerli attraverso le loro canzoni.

Francesco Motta che ha appena concluso un tour strepitoso ed ha ottenuto importantissimi riconoscimenti di pubblico e critica col suo primo disco solista, “La fine dei vent’anni”, è apparso un abilissimo conversatore, dispensando consigli utili ai ragazzi e raccontando la sua esperienza in modo molto interessante e coinvolgente, rivelando la sua grande personalità. Paradossalmente quasi intimidito dall’esibizione solo chitarra e voce, ci ha regalato un’esibizione emozionante, caratterizzata dalla sua inconfondibile voce.

Giovanni Truppi, schivo e silenzioso, spesso dichiaratamente al di sopra di certe polemiche che caratterizzano oggi il mondo della musica, come quella che contrappone il mondo dei talent ad una scena cosiddetta “indipendente” con la quale si va di fatto ad identificare tutta la canzone d’autore e una serie di nuove produzioni che sembrano paradossalmente influenzate da tendenze e mode dettate dalla scena stessa. Non gli servono le parole perché quando imbraccia la chitarra il teatro è tutto in delirio per lui.

Cassandra Raffaele, artista complessa nel percorso e nella produzione, ha rivelato tutta la sua forza e la sua fragilità nel raccontarsi con le parole e con la sua musica.

Bianco ha mostrato un altro panorama underground, quello della città di Torino, la sua città, dove ha iniziato la sua carriera musicale e da cui poi si è imposto su tutta la scena italiana, condividendo molte esperienze con tanti degli artisti attualmente più attivi e apprezzati.

Tutti sono stati concordi nella necessità di concentrarsi sulle canzoni. Il lavoro dell’artista è quello di comporre, scrivere, ricercare, studiare per poter arricchire la propria musica e sperimentare i propri testi in modo da renderli unici, ricercando il proprio stile e la propria unicità con qualità e consapevolezza.

In un momento in cui spesso i progetti sono autoprodotti e veicolati tramite il web che, ormai si sa, è responsabile di uno stravolgimento totale del sistema musicale e discografico, bisogna stare attenti a non scambiare la libertà con la scarsa qualità. La mancanza delle grandi produzioni discografiche infatti, se da un lato lascia all’artista la scelta totale sulla sua immagine e sulla promozione, rischia di distrarlo dalla sua stessa musica poiché lo costringe a cimentarsi con una serie di  attività collaterali di cui spesso non ha competenza o che comunque lo distraggono dal suo progetto.

L’invito per i giovani musicisti è quindi quello di concentrarsi sulla loro musica, di scriverla bene, di cercare il modo migliore di esprimersi, di investire tanto perché come in ogni ambito le cose belle sono quelle autentiche, quelle che costano sudori, fatiche e pianti, quelle che quando le ascolti poi ti fanno sudare, faticare e piangere.

 Silvia Rossi

 

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