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MUSICA AL CINEMA E IN TV

MUSICA AL CINEMA E IN TV

È sempre più facile, anno dopo anno, perdersi tra le varie proposte che riempiono sale cinematografiche e palinsesti televisivi.
Questo è il recap su quelle produzioni che, in quest’anno, si sono occupate di musica tentando di accontentare tutti i generi e tutte le generazioni.

Partiamo da una serie televisiva che ha come protagonista la musica classica. Mozart in the Jungle. Una serie televisiva che “a pillole”, dato il taglio della breve durata di ogni singolo episodio, segue le complesse dinamiche personali e professionali di una giovane promettente suonatrice di oboe (interpretata dalla bella e dolce Lola Kirke) all’interno della prestigiosa Philharmonic-Symphony Orchestra di New York. A complicare il suo percorso verso il successo e l’inserimento, un geniale ed eccentrico direttore d’orchestra (Gael Garcia Bernal) subentrato all’ormai vecchio e tormentato predecessore (Malcom McDowell). Sono proprio i personaggi insieme all’impianto visivo, oltre alla musica classica, che sono il valore aggiunto di questa serie televisiva proposta da Roman Coppola. La terza stagione, in onda dal 9 dicembre, è ambientata a Venezia e tra i protagonisti irrompono anche Monica Bellucci e Christian De Sica.

Dalla musica classica alla musica Jazz. Miles Ahead. Un film, presentato anche in quel di Bologna per il Biografilm festival, che riesce a mettere in luce numerosi aspetti e avvenimenti che hanno caratterizzato la vita di uno dei musicisti più importanti di tutti i tempi, Miles Davis. Il merito di aver portato sul grande schermo un ritratto del compositore di capolavori assoluti e rivoluzionari, come gli album Kind of Blue e Bitches Brew, è tutto di Don Cheadle. Lo produce, come fa da un po’ di tempo a questa parte anche per altri progetti, ne scrive la sceneggiatura e fa il suo esordio dietro la macchina da presa come regista. Come se tutto questo non bastasse a testimoniare la sua passione, interpreta Miles Davis affiancato da Ewan McGregor nel ruolo di un giornalista alla ricerca delle motivazioni che hanno portato il musicista a non comporre più in un determinato periodo della sua vita. Gli attenti appassionati di Jazz e di Davis, in generale, non hanno di certo, però, perdonato la scelta di trattare alcuni aspetti e avvenimenti non del tutto veritieri al solo scopo di rendere più intrigante e fluida la narrazione cinematografica. Un film comunque da vedere, distribuzione permettendo.

Da un grande compositore ad una delle più grandi interpreti di tutti i tempi: Nina Simone. Addirittura due sono le produzioni che, quest’anno, hanno riguardato questa immensa cantante e pianista capace di accontentare tutti gli appassionati di musica, dal Jazz al Blues passando per il Soul. Partiamo dal film che addirittura è stato girato nel 2012. Titolo Nina, scritto e diretto da Cynthia Mort (passata alle cronache per essere stata compagna di Jodie Foster), nel ruolo di miss Simone l’attrice Zoe Saldana. Proprio la scelta dell’attrice è la causa della lunga gestazione del film che slitta, si blocca, fino a essere distribuito limitatamente sul web solo quest’anno. Le origini latine, e non afroamericane, dell’attrice, nata da padre domenicano e madre portoricana, hanno portato la figlia di Nina a dare il consenso per un documentario dal titolo What happened, miss Simone? per rendere il giusto omaggio alla madre scomparsa nel 2003. Ovviamente il documentario è straordinario e trasmette, oltre all’amore di una figlia per la propria madre, anche tutto ciò che si vuol sapere, vedere e ascoltare di e su Nina Simone.

Cambiando genere si passa ad una particolare proposta, nata per la tv ma arrivata da noi anche al cinema, dal titolo Elvis&Nixon. Un film che racconta l’incontro in cui il re del Rock ‘n Roll, Elvis Presley (Michael Shannon), chiede al presidente degli Stati Uniti d’America, Richard Nixon (Kevin Spacey), di nominarlo agente federale speciale sotto copertura della narcotici. Un film scorrevole impreziosito dalle ottime prestazioni e che facilmente trascina i curiosi spettatori fino alla fine.

Dalla Casa Bianca ci si sposta sulle spiagge californiane con Love&Mercy. Un film, in Italia distribuito con il titolo alternativo Tutto per la musica, su Brian Wilson. Si ripercorre a tappe gli attimi della vita del geniale compositore e fondatore dei Beach Boys interpretato sia da Paul Dano, per le parti che riguardano il suo periodo giovanile e prolifico, che da John Cusack, per le parti che riguardano il periodo in cui è più fragile e disturbato mentalmente. Un film molto accurato e, oltre che ben interpretato (si segnala un Paul Giamatti in ottima forma nei panni dello psicologo Eugene Landy), ben diretto dal produttore Bill Pohlad che aveva già avuto il suo esordio da regista, per il film Old Explores, nel lontano 1990. Lo stesso anno in cui usciva il film Sogni d’estate che forse meglio di questo raccontava l’atmosfera intorno al gruppo dei fratelli Wilson nei primi anni ‘60.

L’atmosfera degli anni ‘90 e la storia di altri fratelli, i Gallagher, è raccontata in Oasis: Supersonic. Arrivato nelle sale come evento speciale prima dell’uscita in home video, con questo documentario si vive da vicino il successo planetario di questa band che è riuscita a produrre e confezionare, in tempi difficili, uno degli album più venduti di tutti i tempi.

Restiamo in Inghilterra ma dalla Manchester degli Oasis ci si sposta alla Liverpool dei Beatles. Proprio sui fab four quest’anno, grazie alla regia di Ron Howard, è arrivato nelle sale Eight Days a Week. A differenza dei vari documentari sui quattro “scarafaggi”, in questo ci si concentra sull’effetto mediatico che ebbero in quei tempi, un successo che appunto travolse il mondo fin dall’inizio della loro incredibile storia. Il lavoro di restauro sui materiali d’archivio ha prodotto dei risultati eccellenti tanto che i concerti, soprattutto, sembrano essersi tenuti ieri e non nella metà degli anni ‘60.

Citando i Beatles non si possono non citare i Rolling Stones i loro “rivali”, così riconosciuti ma che in realtà non lo sono mai stati. The Rolling Stones Olè, Olè, Olè: A Trip Across Latin America è il documentario, presentato alla festa del cinema di Roma, che segue le “pietre rotolanti” nel loro ultimo tour che è riuscito a toccare finalmente Cuba. Nello specifico a Mick Jagger, quest’anno però, un altro progetto lo ha visto diretto interessato come produttore, insieme all’amico Martin Scorsese, per la serie televisiva Vinyl. Una serie televisiva concepita per trattare l’industria discografica degli anni ‘70. Proprio il fatto di essersi concentrati troppo sulle sorti dell’etichetta discografica e suoi rappresentanti più che sui protagonisti della scena musicale di quel periodo è ciò che ha diviso gli appassionati, i critici e anche gli autori stessi. Divergenze che hanno addirittura stroncato ogni speranza di vederne una seconda stagione. Una serie comunque molto coraggiosa, capace di raggiungere picchi altissimi di interesse nei momenti in cui si ricostruiscono fedelmente eventi realmente accaduti. Si spera che questo arresto non blocchi anche gli altri progetti che l’impavida coppia Jagger-Scorsese aveva intenzione di produrre.

Molti consensi ha avuto, e pare continuare a ricevere, Empire. Una serie televisiva creata da Lee Daniels e Danny Strong che si concentra sulle sorti di una casa discografica di musica hip-hop. La fortuna e l’impero costruito dalla famiglia Lyon però, vengono continuamente messi a rischio dai suoi stessi membri e dagli stessi artisti che produce, oltre che dai suoi principali rivali. La serie ha come punto di forza, oltre a alcuni dei personaggi fissi e molti di quelli ricorrenti (tra cui Naomi Campbell, Courtney Love, Kelly Rowland), la musica originale, tutta farina del sacco di un produttore di tutto rispetto, Timbaland. Questa serie con protagonista Terrence Howard è già arrivata alla terza stagione.

Sempre nel mondo dell’hip-hop: The Get Down. Una serie in cui si romanza come meglio si può quei numerosi eventi che hanno portato alla nascita dell’hip-hop e della disco music. Dietro c’è Baz Luhrmann che sta a dire che si sono spesi tanti soldi. In questo caso soldi spesi bene, perché l’australiano riesce a consegnare almeno 6 dei 12 episodi di cui doveva essere composta la prima stagione, andando contro la linea editoriale di Netflix che vuole rendere fruibili tutti gli episodi insieme. Episodi comunque capaci di travolgere gli spettatori, amanti del genere e no. Stupefacente la fedele ricreazione dell’atmosfera di quella New York del 1977 e di quei vari “scontri” a suon di versi, di beat e di bassi e di graffiti che avvenivano nei “ghetti”.

Scontri simili, per restare in tema, sono raccontati anche in un film sostenuto da tutti i rapper, l’elenco è lunghissimo, del nostro stivale. Titolo Zeta regia di Cosimo Alemà. Tutt’altro ritmo, Ritmo Sbilenco per la precisione, e quello degli Elio e le Storie Tese che vengono seguiti dietro le quinte dei loro concerti/cabaret. Un filmino assolutamente da tenere pronto alla visione in ogni momento.

Per riprendere le serie televisive, una densa di aneddoti che riguardano i grandi della musica è Roadies. C’è molto del suo creatore Cameron Crowe in questa serie televisiva. Oltre alla sua esperienza da regista, c’è la sua esperienza di vita che lo ha visto, prima di scrivere per il cinema, scrittore di articoli musicali per la rivista Rolling Stone. Tanto ci racconta in questa serie che ruota attorno alle vicende di un gruppo di giovani che lavora durante il tour di una band musicale. Crowe, affiancato dalla produzione e la “fiducia” di J.J. Abrams, scrive e dirige alla sua maniera e come al suo solito divide. La fiducia dopo soli 10 episodi crolla. Gli resterà la soddisfazione di potersi vantare di non essersi fatto mancare degli “special guest”: da Lindsey Buckingham a John Mellencamp, da Eddie Vedder a Jacksone Browne, e altri. Un vero peccato non poterne vederne ancora.

Stessa sorte è capitata a Sex&Drugs&Rock&Roll. Una serie televisiva, dal titolo promettente, creata dal poliedrico comico Dennis Leary, che si è arrestata dopo soli 20 episodi. In questo caso si tenta di stare dietro al leader di una band di successo negli anni ‘90 e che ora, dopo anni, è costretto a riunire per lanciare la carriera della figlia che ha tutte le carte in regola per poter diventare una rock star. Una serie piena di musica originale (scritta e composta ad hoc) e divertentissima forse però troppo piena di gag e di battute.

Fedelissimi e appassionati invece continuano a seguire, da quattro stagioni, la rivalità tra Rayna Jaymes, regina della musica Country (Connie Britton) reduce da un flop discografico, e la stella nascente del genere, Juliette Barnes (Hayden Panettiere). Una rivalità che si consuma tra questioni politiche, familiari e sentimentali nella città della musica, Nashville. Una serie che nulla c’entra però con il film capolavoro del 1975, che porta lo stesso titolo e che quest’anno viene ricordato per il decimo anniversario della scomparsa del suo regista Robert Altman.

Sulla scomparsa del figlio quindicenne è, invece, interamente dedicato l’ultimo album di Nick Cave dal titolo Skeleton Tree. Le tracce di questo album sono interpretate in One More Time With Feelings. Un documentario in cui il regista Andrew Dominik, come ha dichiarato, ha tentato di seguire il cantautore e amico durante la ricerca di una strada nell’oscurità in cui è sprofondato dopo la sua perdita. La scelta del bianco e nero e l’utilizzo della tecnica del 3d riescono, oltre che a commuovere intensamente, anche ad avvicinare ulteriormente lo spettatore a questo straziante dramma.

Un film che, sempre quest’anno, inaspettatamente ha sorpreso in molti si intitola Sing Street. Per far colpo su una ragazza un quattordicenne, vittima di bullismo e travolto da problemi familiari, si improvvisa leader di una band musicale che deve girare un videoclip. Il ragazzo, seguendo i preziosi consigli del fratello maggiore che non ha potuto vivere il suo sogno di diventare musicista, si impegna con dedizione nella musica, scrivendo e cantando. In breve tempo, insieme ad un gruppo di compagni di scuola appena conosciuti, cercano il successo. Un film delizioso, ispirato alla vita del regista John Carney (bassista dei The Frames e regista di videoclip prima di arrivare al cinema con Once e Tutto può cambiare) che ha il valore aggiunto di essere ambientato nella metà degli anni ‘80, nel periodo in cui il formato videoclip si stava iniziando a sviluppare.

Ambientato nel periodo di quella, così viene ricordata, “Mtv Generation”, si riportano dei rumors che riguardano un progetto in fase di sviluppo di David Fincher dal titolo, provvisorio, Living on Video. Protagonista un giovane aspirante regista che dal dover dirigere un film di fantascienza si ritrova a girare videoclip musicali. Dall’incipit si ha l’impressione che riguardi Fincher da vicino, considerando la sua vita professionale.

In conclusione si anticipano due uscite cinematografiche che si avranno con l’inizio del nuovo anno:

  • La La Land, film già presentato con successo a Venezia quest’anno in cui gli interpreti principali sono Ryan Gosling e Emma Stone (vincitrice della coppa Volpi) sono diretti dal giovane promettente regista di Whiplash, Damien Chazelle
  • Sing, il nuovo film d’animazione della Illumination Entertainment, in cui si mette su una sorta di talent per tutti gli animali canterini per salvare il teatro di un Koala

fr@bos

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