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Montagne di celluloide

Montagne di celluloide

-Il cinema che scala la vetta-

Per molti è una passione, per altri è una follia. La montagna non è fatta per le mezze misure, come i film che la raccontano, bellissimi o atroci. Spesso si pensa che una bella storia basti per catturare l’attenzione dello spettatore, altre volte si pensa bastino delle belle immagini. Il tema della montagna ricorre in molte opere, di registi anche di “rilievo”.
Di seguito si suggeriscono una serie di pellicole che, secondo il mio modestissimo parere, riescono a raccontare la montagna.

Un cult con Sylvester Stallone che ha messo le mani sull’adattamento cinematografico della storia di John Long, storico scalatore Californiano che tornerà ancora in un altro film documentario che citerò in seguito.
La storia racconta una rocambolesca missione di recupero di 100.000.000 $ da parte di un gruppo di ladri acrobatici sulle Montagne Rocciose. Questi, per riuscire nel loro intento, si fingono  in pericolo contattando i soccorritori della zona, Gabriel Walker (Sylvester Stallone) e Hal Tucker (Michael Rooker), per farsi aiutare nel recupero delle valigette perse durante un atterraggio di fortuna fra le montagne. Una delle curiosità su questo film è che la controfigura di Stallone è la leggenda dell’arrampicata Wolfgang Güllich.

Bellissimo film documentario che narra la nascita del freeclimbing nella Yosemite Valley in California tra gli anni ’50 e i giorni nostri. Immagini bellissime e storie al limite del reale se non fossero supportate  dalle  innumerevoli testimonianze fotografiche e video. Interviste e immagini d’archivio che parlano di Royal Robbins, pioniere dell’arrampicata, passando per Lynn Hill fino ad arrivare ad Alex Honnold. I racconti dei protagonisti sono incredibili, dalle fughe, da i Ranger del parco fino alla vera storia a cui è ispirato Cliffhanger. In questa pellicola, infatti, i veri protagonisti della storia raccontano qualcosa di ancora più assurdo del film con Stallone.

Questa pellicola racconta la spedizione italiana di Raynold Messner e Hans Kammerlander sul Gasherbraum I e II concatenati in stile alpino, impresa mai tentata prima di allora. Il racconto si focalizza di più sull’aspetto psicologico dei due alpinisti che durante la traversata si confessano oltre che l’uno con l’altro, da bravi compagni di cordata, anche con la macchina da presa di Herzog. Un momento in particolare possiamo quasi sentire il dolore di Messner che racconta quello che 14 anni prima era successo sul Nanga Parbat.

Il film è una storia inverosimile di spionaggio. Il protagonista Jonathan Hemlock (Clint Eastwood), è un professore di storia dell’arte, appassionato di alpinismo ed ex killer su commissione che viene ingaggiato dal Drago, suo ex capo, per eliminare una spia entrata in possesso di un microfilm contenente delle informazioni molto importanti. Hemlock dovrà eliminare questa spia di cui non conosce l’identità durante la scalata dell’Eiger.  Nonostante la trama,  il film contiene immagini molto suggestive di arrampicata sia nella Monument Valley, dove il protagonista viene accompagnato per l’allenamento, che sull’Eiger luogo dove dovrà avvenire l’omicidio. Le location sono tutte reali e Eastwood ha scalato veramente tutte le pareti senza l’ausilio di controfigure.

La pellicola racconta la spedizione tedesca del 1970 alla quale parteciparono anche Raynold e Günther Messner. I due fratelli altoatesini giunsero per primi sulla vetta del Nanga Parbat e senza l’ausilio dell’ossigeno, ma durante la conferenza stampa, al ritorno dalla montagna, il capo spedizione racconta una versione diversa. Questi viene interrotto da Raynold il quale inizia a raccontare la sua versione dei fatti. Un film che può dare un’idea di cosa accade durante una spedizione alpinistica, anche se il racconto è relativo ad un’epoca passata, lo spirito delle spedizioni rimane identico ancora oggi.

Se finora nei film suggeriti c’è chi scala e ridiscende la montagna dopo averne raggiunto la vetta, nel film di quest’anno diretto dal regista iraniano, c’è chi invece vuole abbatterla. L’ossessione di abbattere un monte, con un solo martello e il solo appoggio della propria famiglia, è l’unica via per smettere di attendere un miracolo dall’alto che non avverrà. Un film attuale, seppur ambientato in un villaggio medioevale, in cui il monte è metafora sugli ostacoli che la vita pone avanti ognuno di noi, allora come ora. Poetico, simbolico, grazie ad una fotografia ineccepibile e le ottime interpretazioni di Andrea Sartoretti e Claudia Potenza.

Luigi Carconi

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