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L’eredità di Dario Fo

L’eredità di Dario Fo

 

Dario Fo è morto, eppure fino a l’altro ieri era in piena attività tra sculture, dipinti, bassorilievi, scritti… un libro su Darwin. “Bisogna amare ciò che si ha davanti: l’aria, l’acqua, il vento, il sole e anche gli uomini. Io credo nel regno dell’uomo”. Così parlava a 90 anni, un premio Nobel che l’uomo l’ha amato e che ha fatto quel che ha fatto con gioia, senza fare progetti di gloria. Un volto buffo, sfigurato dal sorriso dileggiante di un giullare che come tale fa ridere a corte prendendo in giro proprio il Re. Giullare, figura da lui rivalutata, censurato dai poteri forti per aver professato dentro e fuori dal palco una politica scomoda con l’entusiasmo dell’artista che vede qualcosa, ci crede e lo persegue con gioia.

Quando mi capitò di vederlo a teatro molti anni fa, non capivo gran parte delle parole che diceva, masticate dalla sua dizione personale, dagli innesti dialettali di vario tipo, dall’utilizzo del grammelot (linguaggio teatrale inventato fatto di combinazioni di lettere, suoni, intonazioni, ritmi da cui escono parole che non esistono ma assumono significato con l’ausilio del corpo) e ciò mi mise in difficoltà al principio, perché la prima cosa che ci proponiamo quando ci sediamo in platea e si apre il sipario è capire; padroneggiare il senso, la storia, leggere la rappresentazione teatrale come un fatto letterario.

Fortunatamente dopo una iniziale agitazione mi calmai e mi abbandonai all’energia, al linguaggio del corpo universale e al gioco attoriale, elemento fondamentale di traino per il pubblico. Perché il teatro questo è: un incontro, ogni volta diverso e imprevedibile e poi basta, si torna a casa. Quando morì Franca Rame, sua musa, compagna inseparabile nella vita e nell’arte Dario Fo dinnanzi alla folla gremita radunatasi davanti al Piccolo Teatro di Milano disse sereno: “Nel teatro c’è un’usanza: quando cala il sipario non c’è altro da aggiungere…” spalancò la bocca come se volesse inghiottire tutta quella folla e urlò: “ CIAO!!”.

Ciao Dario!

Guido Targetti

 

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