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La magia della parola

La magia della parola

Stimoli.

Questo rappresentano le parole, dal tempo in cui erano la raffigurazione statica di flebili intenzioni o fatti già accaduti, e quindi brevi racconti di vita suggellati tra le pareti di antiche architetture, ad oggi, dove invece le Parole non sono più soltanto un segno, con un’attività simbolica e funzionale, oppure un fonema atto a condividere la propria identità linguistica.  Le parole racchiudono intere culture e società, la loro “magia”. Ma dimenticatevi bacchette e pozioni, si tratta dei Modi di relazionarsi, per lo più Social sociali, e profondamente legati ad un marketing non solamente elitario, ma populista, che permette a chiunque di ritagliarsi una parola nello spazio e nel tempo, e di tenerla ferma ad aspettare il prossimo interessante traguardo o evento giocando sul calendario dell’inconscio individuale, sul collegamento tra sistema limbico e para-sociale. Il ruolo che l’emozione gioca all’apprendimento di una notizia, ad esempio.

Il sistema limbico altro non è che un gruppo di strutture neurologiche situate tra tronco encefalico e corteccia celebrale. L’anello delle nostre emozioni di confine, che si esplicano attraverso meccanismi come, ad esempio:

L’oscillazione della pressione arteriosa, e quindi il  repentino cambio di ritmo dell’attività cardiaca.

Il mantenimento della temperatura corporea e dei zuccheri nel sangue.

Il mantenimento del livello di ormoni, e degli equilibri chimici.

Il mantenimento dei desideri in termini biologici, ovvero l’equilibro tra fame, sete, sonno e desiderio sessuale.

La parola  è  lo stimolo in termini di concretezza impressa di gran parte di queste funzioni. E determina, pur noi non tenendone conto, molti dei ritmi suddetti. In quanto si esplica con le emozioni, che lì risiedono. Un libro, per intenderci, è un contenitore di emozioni. E’ un portale verso il nostro inconscio, l’apertura del sistema di cui vi parlo. La lettura di un libro favorisce il soggetto all’analisi, e quindi al rendersi conto dell’origine di un’ informazione. Di contro al disequilibro tra parole, intenzioni, nuove identità culturali e sommosse da verificare, e possibilmente da veicolare meno. In quanto non consone. Una parola quindi, determina una funzione o più funzioni inconsciamente nella nostra giornata. E’ il filo conduttore delle nostre scelte. Bisogna dargli la giusta importanza. Ci sono molte ricerche in questo ambito, psicologiche per lo più. Ma anche idee sviluppate e di una certa fama.

Come l’intuizione diviene parola, e come la parola diviene mercato? Un esempio lampante di promozione culturale, ma equilibrata, di contro ad un’informazione mal sana, e mal interpretabile, come quella che vi ho appena descritto, è il social game “Chasseurs de Livres” o “Book Hunters” . Nato su Facebook, da un’idea di Aveline Gregoire, ispirato dal successo di “Pokemon Go”, è attualmente utilizzato nelle città belga. Consiste nel ritrovare libri nascosti per le città, tramite dei facoltosi indizi sul social, che ne descrivono trama o dialoghi. Un’interessante metodo per veicolare cultura ed emozioni, e ritrovare il piacere della ricerca. Pur mantenendo in sicurezza le strade, in quanto la ricerca è campestre ma non si serve di alcuna App. Insomma, in quanto forme viventi comunicanti, dovremmo ritrovare in noi ciò che manca. Ciò che è nascosto. “La parola che mette fine al Rebus”, così dicevano i latini. Ma per ora, continuiamo a divulgare la Cultura, la Ricerca in questo ambito, a leggerci dentro.

Jessica Diotallevi

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