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“Italianism”: una riflessione sull’Italia tra scrittura e immagini

“Italianism”: una riflessione sull’Italia tra scrittura e immagini

E’ una riflessione sul rapporto tra parole e immagini ma anche sull’Italia quella di sabato scorso all’Outdoor Festival di Roma nel corso della terza edizione di Italianism, “Il design della parola”. Ognuno dei relatori ha scelto dieci parole significative per il nostro Paese, la nostra lingua e gli italiani nel mondo, poi rappresentate graficamente in 80 poster attualmente esposti sui muri dell’Ex Caserma Guido Reni. 

Dei relatori, scelgo di ascoltarne tre, che gravitano attorno ai libri e alla scrittura. Per Giuseppe Patota, esperto di linguistica e accademico corrispondente della Crusca, ogni lingua non può essere, in sé, né bella né brutta. Anche se anche le lingue “sono” e basta, l’uguaglianza italiano = bellezza ricorre da secoli: Thomas Mann fa pronunciare al protagonista del romanzo Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull una specie di dichiarazione d’amore per l’italiano. “La più bella del mondo”, per gravità e piacevolezza. Per variazioni sillabiche, consonanti doppie ed elisioni: armonie numeriche e che non distanziano più di tanto il buon vecchio Petrarca dagli artifici di un Alan Turing.

Annamaria Testa, esperta di comunicazione, ai numeri preferisce i giochi con le parole. Ci conduce in un meta-percorso per suggestionarci con l’omofonia: parole di stesso suono, ma significato diverso. Le assembla e scompone dando prova di come la “creazione” sia “cercare di vedere ciò che si scrive”, un’operazione visiva più che visionaria: le idee sono già presenti in ciò che esiste, si tratta semplicemente di combinarle. E allora oltre a consegnarci alla follia, dobbiamo aggirarci come in un videogioco tra le varie “sale” del nostro cervello per scovare quelle giuste. E decidere su quali di esse stazionare. In fondo le parole quando nascono sono già di per sé faziose: ci mentono o rimangono “omertose”, ci dicono solo una parte della cosa che vogliono descrivere. Entrano in un contesto che poi le riconosce o meno come valevoli.

Ed è proprio partendo dal concetto di “contesto”, che Nicola Lagioia, scrittore premio strega 2015 e direttore del salone del libro di Torino di quest’anno, sceglie le sue dieci parole. Si parte da “famiglia” per evocare uno “stato di natura” tutto italiano: è quasi impossibile, secondo lo scrittore, raccontare l’Italia, che è il Paese del familismo amorale, senza passare per certi focolari chiusi, le porte serrate e il geloso possesso della felicità, ricordato da quel “Famiglie! Vi Odio!” inciso nel diario dello scrittore André Gide quando viaggia nel Sud. La stessa famiglia che da cellula primordiale a volte finisce per intralciare quella cosa che si chiama “bene comune”, non sentendosi in dovere di restituire adeguatamente alla comunità quanto ricevuto da questa. Lagioia sceglie di tracciare a suo modo e attraverso parole chiave il DNA degli “Italiani”: un popolo che ha avuto una controriforma senza che ci sia stata una vera rivoluzione, paragonabile a quella francese o inglese, che da sempre vive problematicamente la sua autodeterminazione e oscilla tra il servilismo e l’anarchia. Che si riflette nei Cioè… tremolanti e decomprimenti di don Abbondio di fronte ai Bravi e nel corso della sua storia ricerca spasmodicamente Uomini della Provvidenza, provengano essi dal Fascismo o dalla criminalità organizzata. Non capendo, che il compito della Provvidenza spetta a tutti noi. Non è compito della letteratura risolvere i problemi di una nazione se non in maniera misteriosa e non premeditata. Kafka – ricorda Lagioia – nei suoi racconti vede Auschwitz. Eppure il giorno in cui sale al potere il Nazismo, nel suo diario scrive: “Cambio politico in Germania. Ore 16: lezione di nuoto”. Se non possiamo richiedere alla letteratura di spogliarsi di quella ambiguità che non abbiamo nemmeno il coraggio di negare alla politica, tuttavia possiamo riconoscere ad essa un elemento di maggiore ambizione: se non serve ad evitare i disastri, serve quanto meno a provare a farci pensare gli uni agli altri come esseri umani.

 

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Paolo Napol

 

Qui tutte le informazioni sull’evento “Italianism”

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