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Immagini dalla Montagna

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Intervista agli organizzatori del Banff Mountain Film Festival World Tour

Il 28 marzo 2017 noi di ClusteRadio abbiamo avuto il piacere di essere ospiti del Banff Mountain Film Festival World Tour Italy, nella tappa romana tenutasi al The Space Cinema Moderno.

La rassegna cinematografica, in Italia alla sua quinta edizione, propone i migliori tra i film passati al Festival del Cinema di Montagna di Banff, la cittadina Canadese dove da anni si svolge questo entusiasmante festival.

In questa occasione abbiamo avuto la possibilità di rivolgere alcune domande a cui ha risposto l’organizzatrice Alessandra Raggio.

Come e quando è stata presa la decisione di un World Tour del Banff Mountain Film Festival e quanti film ci sono in gara?
Il World Tour – o tour internazionale – è nato come un piccolo progetto nel 1986.
Da allora, un’accurata selezione dei migliori film presentati ogni anno a Banff viene portata in giro per il mondo.
Dal Canada agli Stati Uniti, dalla Scozia al Sud Africa, dalla Cina al Libano, dalla Gran Bretagna all’Australia, dal Cile al Belgio,
il World Tour e i suoi film oggi “viaggiano” in oltre 40 paesi, raggiungendo quasi 500.000 spettatori, per un totale di circa 1000 serate,
in circa 550 città. Dal 2013 il World Tour è presente anche in Italia con un numero sempre crescente di serate e di spettatori.

Quali sono i criteri di selezione e come sarebbe possibile partecipare al  Banff per un film-maker Italiano/Europeo?
Chiunque può partecipare al festival inviando il proprio film al Banff Mountain Film Festival secondo il calendario che ogni anno
viene pubblicato sul sito ufficiale: il festival ha da sempre un respiro internazionale e le regole sono le stesse per tutti i partecipanti.
La giuria sceglierà poi i film finalisti che saranno proiettati nel corso della manifestazione canadese che, di solito, dura circa 10 giorni.
Una successiva selezione viene fatta per i  film che faranno parte del World Tour, ma le regole di partecipazioni sono le medesime
per chiunque voglia presentare il proprio film.

Il miglior film passato al Banff festival?
È davvero difficile dirlo, perché in 41 anni – tante sono le edizioni del BMFF – sono passati davvero tanti capolavori del cinema di montagna.
Sono stati premiati film anche molto diversi tra loro, da storie di alpinismo e di spedizioni, ad altri più focalizzati sulla cultura di montagna
o sulla natura… negli ultimi anni, da quando cioè abbiamo iniziato a portare il World Tour in Italia, uno di quelli che ci ha colpito di più
è stato Valley Uprising, dedicato alla storia dell’arrampicata nella valle di Yosemite e vincitore dell’edizione 2014.
Ma sono davvero tanti i film premiati e quelli che comunque abbiamo amato in questi intensissimi anni.

Qual è la risposta del pubblico italiano a questa manifestazione?
Il pubblico italiano ha da subito accolto con grande calore la nostra manifestazione.
Abbiamo iniziato con solo 6 città e in 5 anni siamo arrivati a 28 serate in 25, in tutta Italia.
Lo scorso anno abbiamo avuto circa 11.000 spettatori paganti e stiamo continuando a crescere.
Credo che quello che piaccia del Banff Mountain Film Festival sia soprattutto lo spirito di spensieratezza,
di gioco, di emozione e di divertimento che caratterizza le nostre serate, ma non mancano mai gli spunti di riflessione.

Sono vere le conclusioni che sono state fatte al Festival di Trento riguardo il cinema di montagna?
(ovvero che soprattutto in Italia i produttori non investono in questo tipo di cinema poiché non genera guadagni)
Quali potrebbero essere le alternative di produzione e distribuzione per questo tipo di cinema?

Senza il dubbio il cinema di montagna rappresenta una sfida, ma il pubblico tende comunque a premiare i contenuti di qualità.
Possiamo portare ad esempio il caso del film La Morte Sospesa, tra l’altro vincitore del Premio “Genziana d’Oro” al film festival di Trento nel 2004,
poi distribuito nel circuito delle sale cinema da Fandango con grande successo di pubblico e critica.

Tra i film in programma ricordiamo Poumaka che racconta l’apertura, da parte degli americani Mike Libecki e Angie Payne, di una nuova via sulla torre omonima situata sull’isola di Ua Pou, Polinesia Francese. Un ambiente tropicale remoto e molto diverso da quello che tradizionalmente associamo all’arrampicata, una via tutt’altro che “classica” e un’avventura unica.

Northbound, premiato come Best Short Mountain Film, è invece la storia di quattro skateboarder urbani che decidono di mettersi alla prova nell’insolito ambiente del circolo polare artico, tra sabbia congelata, relitti abbandonati e atmosfere rarefatte, per dare vita ad un gioco magico e vagamente straniante.

È un inno alla vita, infine, Doing it Scared, film che vede l’alpinista britannico Paul Pritchard tornare al Totem Pole (un obelisco di roccia a pochi metri dalle coste della Tasmania), teatro di un gravissimo incidente che nel 1998 gli costò un’emiparesi alla parte destra del corpo. Incidente che, invece di un ostacolo, si rivela per Paul essere “il dono più grande che la vita gli abbia mai fatto” e l’inizio di un percorso di consapevolezza e di rinascita.

Luigi Carconi

                         

Figura1 Fledglings credit Taylor Keating                                                                                                 Ace and the Desert Dog credit Forest Woodward

                                            

TightLoose credit Teton Gravity Research                                                                                              Northbound credit Lukasz Zamaro

Doing it Scared credit Matthew Newton

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