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Il Cliente

Il Cliente

Tutto comincia con la casa, l’archetipo per eccellenza di ogni persona, quel luogo che rappresenta l’universo interiore, la sicurezza, l’energia familiare e la stabilità. Il cinema ha utilizzato l’archetipo della casa in più generi e con migliaia di sfumature. Il Cliente, l’ultimo film di Ashgar Farhadi, è un’opera intensa e rigorosa che accede ad un’analisi profonda della società mediorientale attraverso il luogo simbolo della casa. Ancora una volta la vicenda ruota intorno ad una coppia, tema ricorrente nella filmografia del regista Iraniano, alle prese con un problema reale ma dai contorni molto sfumati.

Emad e Rana sono due attori teatrali, costretti a lasciare la loro casa per colpa di lavori di restauro che hanno lesionato lo stabile, e vanno a vivere in un appartamento concessogli da un loro amico. In questo appartamento la presenza dell’ ex inquilina, una prostituta, è ancora tangibile attraverso i suoi oggetti, e soprattutto attraverso la visita di un uomo che, non sapendo del cambio di inquilini, entra in casa violando l’intimità di Rana. La donna sprofonda in una crisi di silenzio. Subita la violenza non riesce a reagire, e suo marito Emad comincia un’indagine che lo porterà faccia a faccia con l’intruso. Farhadi costruisce il dramma con una maestria e un rigore davvero esemplari, peccando però di scarsa originalità rispetto al suo consueto stile, un po’ come se un film fosse diretto col pilota automatico.

La sceneggiatura, premiata al Festival di Cannes, ha indubbiamente una grande forza, soprattutto nell’utilizzo dei luoghi: la casa pericolante, la casa nuova ma con un passato ingombrante e questa Teheran, pericolosa, cupa ma con degli sprazzi di vitalità donati solo dal teatro, l’attività dei due protagonisti. La casa violata, la donna sommersa dai sensi di colpa anche quando subisce una violenza, il cliente di una prostituta senza scrupoli ma anche lui dotato di immensa umanità, di sofferenza vera, affollano di sfumature il dramma.

I giusti cercano vendetta e si ritrovano a passare dalla parte del torto. Sembra esserci tutto il complesso problema mediorientale in questo film, e in un periodo di uscite natalizie magari un po’ di riflessione, di esplorazione verso un mondo a noi prossimo, non farebbe male.

Agostino Devastato

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