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ALTROVE. La storia del “Si fa così!”di Vittoria

ALTROVE. La storia del “Si fa così!”di Vittoria

Altrove è una sorta di ‘mini-storia’ che Paolo Napol ha letto assieme a Jessica Diotallevi, nella puntata di giovedì 3 novembre de “L’arte del tempo universale”, la rubrica di Radio Cluster in cui si parla di letteratura, scrittura e di quello che ci ruota attorno.

 

“Accompagnato dall’elica del ventilatore, gocce a scivolo sulla schiena, l’altra sera pensavo alle distanze. Ho un ricordo ancora nitido di una chiacchierata con Vittoria, nella sua cucina. Lo stesso rumore di ventilatore, le stesse rapide gocce. Lei seduta sulla sua poltrona, un trono recrinabile. Il grembiule a fiori microscopici, ingiallito dal tempo ma sempre quello – la divisa ufficiale – intrisa di mestieri. Due mani ruvide, impegnate nella vita l’una con l’altra, e una voce rotta dagli anni che mi diceva: “Si fa così”. Netta, di fronte a me ancora incredulo, “si fa così” e poi lo sguardo altrove. Mia nonna è sempre stata solita dare risposte tranchantes, soprattutto se le domande lo erano altrettanto: le avevo chiesto come si fa a vivere una vita con una persona e non lasciarla andare mai, anche quando non c’è. Anche quando è altrove.  

Ho aspettato intensamente di comprendere la sua risposta, ma mai capace della stessa intensità con cui lei ha aspettato di andarsene da giovane dalla filanda in cui lavorava. E poi di ritornare dalla Svizzera. E poi di rivedere mio nonno, fagocitato dalla guerra, massacrato nel cuore e risputato fuori a pezzi. Vittoria li ha raccolti uno per uno e li ha rimessi insieme. E ha trascorso la sua vita vicino e lontano a quei pezzi. Una lontananza e una vicinanza scandita da un “Si fa così” che entrava ed usciva come un carro armato, sconquassando il rumore dell’assenza, quella che non concede altre domande. 

Lo viveva come un dogma che non si può contestare? Non capivo. I dogmi mi hanno sempre spaventato, c’è un’uscita di sicurezza se poi decidi di cambiare dogma? O devi rimettere in discussione tutto? Le cose probabilmente non stavano così come io credevo. Le consapevolezze crescono placide e quasi sempre si mostrano solo sul finale. La sua certezza la aveva avvolta nelle difficoltà senza pretese e ostentazione. Lo aveva fatto probabilmente in maniera così delicata che non le aveva permesso di rendersene conto.  Con quel “si fa così” si era consegnata, pur nei momenti di amara desolazione, a un’esistenza di  condivisione, costruzione, risultato e, infine, Vittoria. La sua. Anche se ora stava altrove.  

Arriva il tempo in cui il sentimento si siede a un tavolo “riservato”, esclusivo, e aspetta il suo interlocutore, senza scalpitare – la scorza resistente – perché “si fa così”, perché tardi o presto, arriverà. Si regge da sé, come un ponte di cemento armato. È in grado di portarti anche altrove.”

 

tratto da #inbarbaipensieri di Paolo Napol

www.napolblog.com

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